L’Albergo dei Poveri: il lazzaretto che ospitò un tesoro

Si racconta che quando il drammaturgo svedese August Strindberg, passeggiando per Genova a fine Ottocento, chiese a un passante a quale sovrano appartenesse il maestoso palazzo che gli si parava davanti, si rifiutò di credere alla risposta che ricevette: “Quello è l’Albergo dei Poveri”. Lo sgomento del drammaturgo è più che comprensibile, dal momento che l’edificio in questione è uno dei più imponenti della città e si erge in cima a una ripida salita nel quartiere di Castelletto, in fondo a un lungo viale alberato che non ha nulla da invidiare a quelli delle residenze principesche. Eppure il passante diceva la verità: in quell’enorme struttura non c’erano né principi né giullari, né regine né duchesse, bensì lebbrosi, mendicanti, orfani e diseredati.

Facciata dell’Albergo dei Poveri di Genova – Foto di Laura Guglielmi

Il cosiddetto “Secolo d’oro dei genovesi”, infatti, non arricchisce tutta la città: sebbene tra il Cinquecento e il Seicento lo sfarzo della Superba sia conosciuto in tutto il Mediterraneo e le ville signorili ricordino al forestiero la prosperità della città, continua a esistere una classe sociale che non trae alcun beneficio dalle rotte commerciali. È quella dei poveri e dei disadattati, dei delinquenti e dei malati, che affolla le strade del centro e non trova una collocazione nell’economia della città.

Se già con l’istituzione della Commenda di Prè, nel 1200, si era mosso un primo passo sul cammino dell’assistenza alle classi meno abbienti, l’edificazione dell’Albergo dei Poveri costituisce un più risoluto tentativo di intervento sociale mirato alla rimozione della povertà dalle vie di Genova. Niente di così caritatevole come potrebbe sembrare, per la verità, dato che la povertà è ancora considerata un male da redimere attraverso la sofferenza e la preghiera, ma pur sempre un’efficace soluzione per ripulire la città.

Cortile interno – Foto di Laura Guglielmi

I lavori di costruzione cominciano nel 1652 per volontà del console Emanuele Brignole, sotto la supervisione dell’architetto Stefano Scaniglia, ma si concludono solo nel 1835, quando l’Albergo assume l’aspetto attuale, dopo diversi ampliamenti e restauri. A soli quattro anni dall’inizio dei lavori, il cantiere viene sospeso a causa di una violenta epidemia di peste che colpisce duramente Genova e i borghi circostanti. Solo una sostanziosa donazione dello stesso Emanuele Brignole permette ai lavori di riprendere, e già nel 1684 l’edificio ancora in via di costruzione svolge una prima fondamentale funzione: in occasione del bombardamento navale di Genova da parte della flotta francese, alcuni pregiati beni pubblici, tra cui il tesoro di San Lorenzo e le ceneri di San Giovanni Battista, trovano riparo proprio tra le spesse mura dell’Albergo.

Foto di Laura Guglielmi
Foto di Carlo Dell’Orto (CC 4.0)

La maestosa facciata che secondo la leggenda suscita la curiosità di Strindberg raggiunge i 175 metri di altezza ed è decorata da un frontone all’epoca riccamente affrescato, rovinatosi col passare dei secoli. La struttura finale è enorme, suddivisa in bracci e contenente diversi giardini e cortili interni, in grado di ospitare centinaia di bisognosi. Ma sarebbe riduttivo definire l’Albergo dei Poveri come un ospizio per indigenti: tra Seicento e Ottocento al suo interno c’è una vera e propria città nella città. Ci sono vedove anziane in grado di pagare una retta, libere di uscire a piacimento. Ci sono giovani ragazze in età da marito, definite “femmine pericolanti”, da cercare di maritare per affidarne il sostentamento a qualcun altro. Ci sono orfani e bambini abbandonati, una casa di disciplina in cui giovani perdigiorno sono costretti a lavorare per imparare un mestiere. E poi lebbrosi e malati d’ogni genere, ragazze madri e donne definite “scandalose e incorreggibili”. Tutti questi inquilini vivono, opportunamente separati, pregando e lavorando per il mantenimento della struttura.

Altare con la statua dell’Immacolata di Puget – Foto di Carlo Dell’Orto (CC 4.0)

Ma l’Albergo dei Poveri è un’entità polimorfa in continua evoluzione, che nella sua centenaria esistenza sembra destinata a svolgere un’infinità di funzioni: attualmente l’ala a Levante ospita il dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova, mentre il resto della struttura è adibito a residenza pubblica per anziani. Nell’area monumentale dell’Albergo si trova anche una cappella intitolata all’Immacolata Concezione, in cui è conservata la splendida Immacolata scolpita da Pierre Puget, del quale abbiamo già parlato nell’articolo sulla Madonna Carrega, nonché una lapide senza nome sotto cui è sepolto il fondatore Emanuele Brignole. Altre innumerevoli opere d’arte si trovano sparse nel labirinto di corridoi e scalinate, nelle nicchie scavate tra le spesse mura seicentesche. Alcune di queste meraviglie sono ammirabili da remoto sul sito dell’Albergo, e ancora meglio in questo video realizzato per l’Asp Emanuele Brignole:

Tra aule austere, quadri rinascimentali e statue dedicate ai benefattori della struttura, l’Albergo dei Poveri è un po’ museo e un po’ pinacoteca, un po’ luogo di preghiera e un po’ campus universitario. Chissà come reagirebbe August Strindberg, il diffidente drammaturgo svedese, se gli dicessimo cos’è diventato oggi quell’immenso palazzo che ha suscitato la sua meraviglia più di un secolo fa.


Conoscevi la storia dell’Albergo dei Poveri di Genova? Lascia un commento se l’articolo ti è piaciuto

Riferimenti

– L. Guglielmi, Le incredibili curiosità di Genova, Newton Compton Editori, 2020

– M. C. Averame, 101 cose da fare a Genova almeno una volta nella vita, Newton Compton Editori, 2011

sito ufficiale dell’Albergo dei Poveri

– L‘Albergo dei Poveri, un’eccellenza genovese – Laura Guglielmi

Credits
Foto di copertina di Carlo Dell’Orto (CC 4.0)

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